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Farmacogenomica: come i tuoi geni influenzano la risposta ai farmaci

Cos’è la farmacogenomica?

Ti è mai stato prescritto un farmaco che per altre persone funziona a meraviglia, ma a te non ha fatto effetto o ha provocato importanti effetti collaterali? La spiegazione potrebbe essere nei tuoi geni. La farmacogenomica è la scienza che studia come le varianti genetiche di ciascuno influenzano il modo in cui il suo organismo assorbe, metabolizza e risponde ai farmaci.

Non tutti metabolizziamo i farmaci alla stessa velocità. Mentre una dose standard di antidepressivo può essere perfetta per una persona, per un’altra può risultare insufficiente o addirittura tossica. La farmacogenomica consente di passare dalla prescrizione «a occhio» alla medicina di precisione.

I geni chiave: la famiglia CYP

La maggior parte dei farmaci viene metabolizzata nel fegato attraverso un gruppo di enzimi chiamati citocromi P450. I più rilevanti in farmacogenomica sono:

CYP2D6

Metabolizza circa il 25% di tutti i farmaci prescritti, inclusi codeina, tramadolo, tamoxifene e molti antidepressivi (fluoxetina, paroxetina, venlafaxina). In base alle tue varianti genetiche puoi essere:

  • Metabolizzatore ultrarapido — converti il farmaco troppo in fretta; la codeina, ad esempio, si trasforma in morfina a dosi pericolose.
  • Metabolizzatore normale (estensivo) — la dose standard funziona come previsto.
  • Metabolizzatore intermedio — può necessitare un aggiustamento della dose.
  • Metabolizzatore lento — il farmaco si accumula, aumentando il rischio di tossicità.

CYP2C19

È cruciale per il metabolismo del clopidogrel (antiaggregante usato dopo stent coronarici). Un metabolizzatore lento di CYP2C19 non attiva correttamente il clopidogrel, il che può aumentare il rischio di trombosi. Le linee guida cliniche del CPIC raccomandano già di genotipizzare CYP2C19 prima di prescrivere questo farmaco.

Influisce anche sugli inibitori di pompa protonica (omeprazolo) e su antidepressivi come escitalopram e sertralina.

CYP2C9 e VKORC1: il caso del warfarin

Il warfarin è uno degli anticoagulanti più usati al mondo, ma ha un margine terapeutico molto stretto: troppo poco e non previene i trombi; troppo e provoca emorragie. Le varianti in CYP2C9 (che lo metabolizza) e VKORC1 (il suo bersaglio molecolare) spiegano fino al 40% della variabilità della dose necessaria tra pazienti. La FDA include informazioni farmacogenomiche nella scheda tecnica del warfarin.

Oltre i CYP: altri geni rilevanti

  • DPYD — varianti che riducono l’attività di questo enzima causano grave tossicità con il 5-fluorouracile, un comune chemioterapico. La genotipizzazione preventiva è già obbligatoria nell’Unione Europea.
  • HLA-B*57:01 — predice ipersensibilità severa all’abacavir (antiretrovirale per l’HIV).
  • SLCO1B1 — varianti associate a miopatia da statine.
  • TPMT/NUDT15 — essenziali per aggiustare le dosi di azatioprina e mercaptopurina nelle malattie autoimmuni e nelle leucemie.

La farmacogenomica fa per me?

La risposta breve è sì. Tutti prendiamo farmaci a un certo punto della nostra vita. Conoscere una volta il tuo profilo farmacogenomico ti accompagnerà per sempre: ogni volta che un medico dovrà prescriverti qualcosa, potrà consultare i tuoi dati e scegliere il farmaco e la dose ottimali per te.

È particolarmente utile se:

  • Prendi più farmaci contemporaneamente (politerapia).
  • Hai sperimentato effetti collaterali inattesi.
  • Hai bisogno di anticoagulanti, antidepressivi, chemioterapia o trattamento del dolore.
  • Vuoi prevenire le reazioni avverse prima che accadano.

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